Cyberpunk 2077 e la sua connessione con la filosofia












 Night City è, a tutti gli effetti, un enorme laboratorio a cielo aperto per la filosofia greca. Ecco le connessioni più forti:

1. Cyberware e il Mito della Biga Alata (Platone)

Nel gioco, i personaggi modificano continuamente i propri corpi con innesti cibernetici (cyberware). C'è però un prezzo terribile da pagare: la Cyberpsicosi, una malattia mentale che colpisce chi esagera con le modifiche, portando alla perdita totale di empatia e a furie omicide.

Questo è un riflesso perfetto del Mito della Biga Alata di Platone:

  • Il desiderio ossessivo di potere, potenziamenti e piaceri materiali rappresenta il Cavallo Nero fuori controllo.

  • L'anima del cyberpsicotico si spezza perché il guidatore (l'Auriga, la ragione e l'umanità) perde le redini, lasciando che gli impulsi tecnologici e distruttivi prendano il sopravvento. La perdita del "giusto mezzo" aristotelico tra biologia e tecnologia porta alla follia.

2. Il Relativismo delle Megacorporazioni (I Sofisti)

A Night City non esiste una morale oggettiva: tutto è ridotto a profitto, potere e percezione. Le megacorporazioni come la Arasaka o la Militech controllano non solo l'economia, ma la stessa definizione di "realtà" attraverso i media e la pubblicità.

Questo è il trionfo del relativismo sofista spinto all'estremo:

  • Come diceva Protagora, "l'uomo è misura di tutte le cose", ma in Cyberpunk l'assioma diventa "la Corporazione è misura di tutte le cose".

  • Il linguaggio e le notizie sono usati alla maniera di Gorgia: pura retorica e manipolazione per controllare le masse, dove il "Vero" non esiste e conta solo chi ha il discorso, l'avvocato o l'arma più forte.

3. I "Braindance" e la Caverna Digitale (Platone)

I Braindance (BD) sono registrazioni digitali di esperienze reali che permettono a chi li indossa di vivere le emozioni, i pensieri e le sensazioni fisiche di un'altra persona. La gente a Night City ne è dipendente: preferisce vivere la vita finta di una celebrità in un chip piuttosto che affrontare la propria misera realtà.

Questo è letteralmente  il Mito della Caverna in chiave digitale:

  • Gli spettatori dei Braindance sono i prigionieri incatenati che guardano le ombre sul muro della caverna, scambiandole per la vera vita.

  • Il mondo reale di Night City è cinico e degradato, ma iBD offrono un'illusione perfetta (le ombre proiettate dal fuoco corporativo) da cui i cittadini non vogliono più liberarsi.

4. Il "Relic" e il dualismo Anima-Corpo (Platone vs Aristotele)

La trama principale del gioco ruota attorno al Relic, un biochip che contiene l'engramma (la mente, i ricordi e la personalità) del rocker ribelle Johnny Silverhand, che si sta lentamente sovrascrivendo al cervello del protagonista, V.

Questo solleva il problema filosofico per eccellenza: il software della nostra mente può esistere separato dal corpo?

  • Platone trionferebbe: Per lui l'anima è imprigionata nel corpo e può separarsi da esso. L'engramma di Johnny Silverhand nel chip è l'anima platonica che sopravvive alla morte del corpo fisico e può essere "trasferita" in un altro contenitore.

  • Aristotele protesterebbe: Per lui l'uomo è un'unità indissolubile di materia (corpo) e forma (anima). Se separi la forma dal suo corpo biologico specifico, distruggi la "sostanza" originale. Johnny sul chip non è più un uomo, è un'altra cosa: un codice.

5. V e il "Tafano" Johnny Silverhand (Socrate)

Il rapporto tra il protagonista V e lo spettro digitale di Johnny Silverhand dentro la sua testa ricorda moltissimo la figura di Socrate.

Johnny è cinico, idealista, arrabbiato e non fa altro che tormentare V con domande costanti sulle sue scelte, sulla sua moralità, sul senso della fedeltà e sul prezzo della libertà a Night City. Proprio come Socrate con i cittadini di Atene, Johnny agisce come un "tafano" nella testa di V, distruggendo le sue illusioni di poter fare una vita tranquilla o di scendere a patti con il sistema corporativo. Lo costringe a partorire una nuova consapevolezza di sé (maieutica), portandolo a decidere per cosa valga davvero la pena lottare, anche a costo della vita.

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